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Reven raggiunse la Stella.
Era lì, sospesa nel buio più profondo, un nucleo di luce blu.
Non c'era calore, non c'era suono, solo una presenza quieta che sembrava più antica del mare stesso.
Reven si fermò davanti a lei, le gambe che non sentivano più il peso dell'acqua, il petto che non aveva più bisogno di respirare.
Guardò un'ultima volta la mappa.
La mappa era ormai poco più di un'ombra sbiadita.
La luce ambrata era ridotta a un puntino tremolante, come l'ultima brace di un fuoco che si spegne da solo.
Le linee erano scomparse. Il cerchio centrale era solo una macchia pallida.
Reven allungò una mano, sfiorò la pergamena con le dita.
«Grazie» sussurrò.
La mappa rispose con un'ultima vibrazione debole, un bagliore che sembrò un sorriso stanco, grato, quasi tenero.
Poi si spense.
Per sempre.
Ora Reven era completamente sola.
Prese un respiro profondo – anche se non ce n'era bisogno – e guardò dritto nella luce della Stella.
«Per favore» disse, la voce che si incrinava nonostante l'acqua.
«Fai tornare in vita il mio equipaggio.
Prendi me al loro posto.
Io... io non voglio più vivere senza di loro.»
Mentre parlava, sentì le lacrime scivolarle sul viso, calde e salate anche sott'acqua.
Chiuse gli occhi.
Aspettò il buio, il freddo definitivo, la fine che aveva chiesto.
Ma non accadde nulla.
Riaprì gli occhi.
La Stella si era dissolta.
Nessun equipaggio.
Nessuna dissoluzione.
Solo silenzio.
Un dubbio feroce le strinse il petto.
La mappa mi ha mentito di nuovo?
Fu allora che la luce esplose.
Non accecante come un fulmine, ma totale, avvolgente, come se il mondo intero fosse diventato luce per un istante.
Reven sentì il corpo sollevarsi, ruotare, dissolversi e riformarsi in un battito solo.
Quando riaprì gli occhi era su una spiaggia.
Sabbia fine sotto i piedi nudi.
Sole tiepido sulla pelle.
Il mare calmo che lambiva la riva con un sospiro gentile.
Palme curve, un cielo limpido, l'odore di salsedine e di vita.
Nessuna nave.
Nessun relitto.
Nessuno.
Reven si alzò lentamente, le gambe che tremavano.
Camminò lungo la battigia, chiamando nomi che le uscivano strozzati dalla gola.
«Papà? Finn? Jared? Mara?»
Silenzio.
Si fermò, le spalle che crollavano.
Si lasciò cadere in ginocchio sulla sabbia.
È finita.
Morirò qui.
Da sola.
Fu in quel momento che sentì la voce.
«Reven.»
Si girò di scatto.
E li vide.
Suo padre, in testa al gruppo, che correva verso di lei con gli occhi lucidi.
Finn subito dietro, il sorriso storto che le aveva sempre dato fastidio e che ora le spezzò il cuore di gioia.
Mara, Jared, Jael, Loris il cuoco con il mestolo ancora infilato nella cintura... tutti.
Ventidue volti, ventidue corpi vivi, che correvano, piangevano, gridavano il suo nome.
Si gettarono su di lei in un abbraccio caotico, disperato, vivo.
Reven si aggrappò a suo padre, a Finn, a tutti insieme, singhiozzando senza ritegno.
Quando riuscì a staccarsi appena, guardò Draymor negli occhi.
«Ma... com'è possibile?
Ho chiesto alla Stella di riportarvi in vita e di prendere me.
Perché sono ancora qui?»
Draymor le posò le mani sulle spalle, la voce bassa e incrinata dall'emozione.
«Figlia mia... è stata la Stella a scegliere.
Era una prova.
Avrebbe esaudito ogni desiderio solo a chi si offre volontario a dare la propria vita per amore degli altri.
E tu l'hai superata.»
Reven scosse la testa, confusa.
«Ma... come fate a sapere tutto questo?»
Intervenne Finn, asciugandosi gli occhi con il dorso della mano.
«Lo so che sembra impossibile... ma prima di morire, la mappa ci ha lasciato un messaggio.
Dentro le nostre teste.
Siamo morti consapevoli che tu ci avresti riportato in vita... e che anche tu saresti sopravvissuta.»
Reven rimase senza parole.
La mappa.
Quella pergamena sarcastica, bugiarda, insopportabile... aveva fatto molto di più di quanto avesse mai lasciato intendere.
Aveva implorato l'Abisso per lei.
Aveva sacrificato la propria esistenza per guidarla alla vera Stella.
E alla fine, aveva dato loro la certezza che non sarebbero rimasti soli nel buio.
Reven guardò il mare davanti a sé.
La Stella Oceana non c'era più.
Ma la sentiva ancora, da qualche parte dentro il petto.
Si voltò verso la ciurma.
Tutti la guardavano con gli occhi lucidi, ma vivi.
Vivi davvero.
«Abbiamo un futuro» disse piano, quasi incredula.
«Ce l'ha regalato lei.
La Stella sotto l'abisso... ci ha dato la cosa più importante.»
Draymor annuì, stringendola di nuovo a sé.
«Il futuro, Reven.
E stavolta non lo lasceremo andare.»
Jared rise tra le lacrime, battendo una mano sulla spalla di Finn.
«Allora che si fa, Vice capitano?
Troviamo una nave?
O ci mettiamo a pescare per il resto della vita?»
Reven sorrise.
«Troviamo una nave» rispose.
«E poi... navighiamo.
Insieme.
Senza più mappe che parlano.
Senza più abissi che aspettano.
Solo noi.
E il mare.»
Si alzarono tutti.
Reven si alzò per ultima, scrollandosi la sabbia dalle ginocchia.
Camminarono lungo la spiaggia, spalla a spalla; dietro di loro restava solo sabbia bagnata e impronte che sparivano una dopo l'altra.
Reven si voltò un'ultima volta verso
l'orizzonte. Inspirò l'aria salmastra fino in fondo ai polmoni. Respirava. Erano tutti lì. E questo, per ora, bastava.
Ma il vento portava già con sé il profumo di ciò che doveva ancora venire.
Fine
Continua....